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Articolo di
Bruno Credaro
1949 E’
ARRIVATA L’ORA DELLA VALMALENCO
Bisogna
riconoscerlo, amici della Valmalenco, da quando alcune delle località di più
alta rinomanza turistica della nostra provincia si sono attrezzate con impianti
che d’estate e d’inverno portano gli ospiti in alta quota comodamente seduti
o trainati, era sempre più netta l’impressione che la grande valle tra il
Disgrazia e il Bernina fosse rimasta indietro e non fosse più organizzata in
modo degno delle sue notissime risorse.
Né bastava la provvidenziale strada di
Chiareggio a togliere questa non simpatica impressione.
In realtà Torre, Chiesa,
Primolo, Lanzada, Caspoggio sono magnifici campi base, pari alle richieste dei
villeggianti esigenti, ma a maggiore quota sono le autentiche attrattive del
paesaggio alpino, nel grande cerchio dal Torreggio ad Acquanegra, per la conca
di Chiareggio, il lago Palù, la Marinelli, Musella, Franscia, Campagneda e
Prabello: posti bellissimi e rinomati, ma non a portata di tutte le gambe.
Insomma la Valmalenco era una magnifica casa, ma con troppa gente stipata in
anticamera e poca in grado di salire ai piani superiori, a guardare dalle
finestre. Ora si impiantano gli ascensori.
Più precisamente l’Azienda
Autonoma per il Turismo di Chiesa ha lanciato un progetto per una seggiovia che
dalle immediate vicinanze del paese porti al costone del Motta, a pochi passi
dal lago Palù. Pensate che risorsa sia poter arrivare con una passeggiatina di
20 minuti sulla cima di questo monte che è il gran belvedere centrale della
Valmalenco e vedersi davanti in un breve giro dello sguardo tutte le più grandi
montagne del Disgrazia e del Bernina, fino al Pizzo Scalino, con il lontano
scorcio delle Orobie.
Il grande pianoro del Palù poi, con la vasta
estensione dei suoi boschi, esposto anche in inverno al sole per molte ore, è
una zona ideale per il soggiorno in alta montagna e potrà essere attrezzata in
modo che non abbia nulla da invidiare alle località più famose dell’Engadina
o delle Dolomiti. E potrà contare sulla risorsa del lago che per la profondità
moderata e la scarsa portata degli immissari ha, pure a quell’altezza,
l’acqua a giusta temperatura per i bagni.
Non sarà poi difficile, né
eccessivamente costoso, impiantare un piccolo skilift che dal lago porti alla
cima del Motta per servire a quella bellissima discesa che tante volte abbiamo
fatta quando di questi trucchi non si parlava, ma si saliva da Tornadri per i
dossi di Vetto e Campolungo, con gli sci a spalla; e pure era anche quello un
gran bell’andare.
Altro ascensore in vista: una
grande società idroelettrica, la Vizzola, inizierà a giorni la costruzione
della strada che da Lanzada salirà a Franscia, una ottima strada larga 6 metri,
che con un’inclinazione moderata prenderà quota sopra Tornadri e poi volgerà
a oriente, entrando a grande altezza nella Valbrutta, per sboccare, dopo alcune
gallerie, sui prati di Franscia.
Poche strade, credo, sono state come questa
desiderate sulle Alpi: infatti avvicinerà i nostri montanari ai loro alpeggi e
permetterà di arrivare al centro delle cave dell’amianto e della pietra
ollare. Penso alle lunghe file delle donne che per tanti anni abbiamo visto
scendere, piegate sotto il peso di mezzo quintale di amianto e agli ettolitri di
sudore versati dagli alpinisti nelle salite pomeridiane su per i tornanti
dell’Ua con il dolce peso di un abbondante sacco sulle spalle. Tra poco queste
sudate passeranno nel museo ideale dei ricordi; eppure qualche nostalgico le
rimpiangerà e magari io sarò uno di quelli.
Questo di Franscia sarà un
forte e consolante taglio dato a tutti gli itinerari della zona: le famose sei
ore della Marinelli che hanno fatto esitare tanta gente, prima che si
accingessero all’impresa, saranno ridotte a quattro; le salite a Musella e
alla Zoia saranno modeste passeggiate, anche se molto belle; così sarà per
Campagneda, Prabello e Acquanegra: il vasto altopiano, dominato dall’alta
piramide del bonario Scalino, che ha veduto finora vagare per i suoi sentieri
poche comitive di gente di buon gusto e di buona gamba e d’inverno qualche
sciatore di lungo corso sfrecciare giù dai suoi dossi. Tra poco saliranno in
molti ad ammirare i panorami spaziati e gli accesi tramonti dietro il lontano
Disgrazia.
Si inizia dunque, o amici della
Valmalenco, ed era tempo, un periodo di più ampio respiro, di aumentate
possibilità di sane ricreazioni per la gente del piano e, speriamo, di maggiore
benessere per le laboriose popolazioni della valle.
(da: “E’ arrivata l’ora
della Valmalenco”, di Bruno Credano – in: “Valtellina e Valchiavenna”
– Rassegna Economica della Provincia di Sondrio della CCIAA, n. 6/1949)

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