Articolo di Bruno Credaro

1949 E’ ARRIVATA L’ORA DELLA VALMALENCO 

    Bisogna riconoscerlo, amici della Valmalenco, da quando alcune delle località di più alta rinomanza turistica della nostra provincia si sono attrezzate con impianti che d’estate e d’inverno portano gli ospiti in alta quota comodamente seduti o trainati, era sempre più netta l’impressione che la grande valle tra il Disgrazia e il Bernina fosse rimasta indietro e non fosse più organizzata in modo degno delle sue notissime risorse.
Foto di Fabrizio Ceriani   Né bastava la provvidenziale strada di Chiareggio a togliere questa non simpatica impressione.
   In realtà Torre, Chiesa, Primolo, Lanzada, Caspoggio sono magnifici campi base, pari alle richieste dei villeggianti esigenti, ma a maggiore quota sono le autentiche attrattive del paesaggio alpino, nel grande cerchio dal Torreggio ad Acquanegra, per la conca di Chiareggio, il lago Palù, la Marinelli, Musella, Franscia, Campagneda e Prabello: posti bellissimi e rinomati, ma non a portata di tutte le gambe. Insomma la Valmalenco era una magnifica casa, ma con troppa gente stipata in anticamera e poca in grado di salire ai piani superiori, a guardare dalle finestre. Ora si impiantano gli ascensori.
   Più precisamente l’Azienda Autonoma per il Turismo di Chiesa ha lanciato un progetto per una seggiovia che dalle immediate vicinanze del paese porti al costone del Motta, a pochi passi dal lago Palù. Pensate che risorsa sia poter arrivare con una passeggiatina di 20 minuti sulla cima di questo monte che è il gran belvedere centrale della Valmalenco e vedersi davanti in un breve giro dello sguardo tutte le più grandi montagne del Disgrazia e del Bernina, fino al Pizzo Scalino, con il lontano scorcio delle Orobie.
Foto di Fabrizio Ceriani   Il grande pianoro del Palù poi, con la vasta estensione dei suoi boschi, esposto anche in inverno al sole per molte ore, è una zona ideale per il soggiorno in alta montagna e potrà essere attrezzata in modo che non abbia nulla da invidiare alle località più famose dell’Engadina o delle Dolomiti. E potrà contare sulla risorsa del lago che per la profondità moderata e la scarsa portata degli immissari ha, pure a quell’altezza, l’acqua a giusta temperatura per i bagni.
   Non sarà poi difficile, né eccessivamente costoso, impiantare un piccolo skilift che dal lago porti alla cima del Motta per servire a quella bellissima discesa che tante volte abbiamo fatta quando di questi trucchi non si parlava, ma si saliva da Tornadri per i dossi di Vetto e Campolungo, con gli sci a spalla; e pure era anche quello un gran bell’andare.
   Altro ascensore in vista: una grande società idroelettrica, la Vizzola, inizierà a giorni la costruzione della strada che da Lanzada salirà a Franscia, una ottima strada larga 6 metri, che con un’inclinazione moderata prenderà quota sopra Tornadri e poi volgerà a oriente, entrando a grande altezza nella Valbrutta, per sboccare, dopo alcune gallerie, sui prati di Franscia.
Foto di Fabrizio Ceriani   Poche strade, credo, sono state come questa desiderate sulle Alpi: infatti avvicinerà i nostri montanari ai loro alpeggi e permetterà di arrivare al centro delle cave dell’amianto e della pietra ollare. Penso alle lunghe file delle donne che per tanti anni abbiamo visto scendere, piegate sotto il peso di mezzo quintale di amianto e agli ettolitri di sudore versati dagli alpinisti nelle salite pomeridiane su per i tornanti dell’Ua con il dolce peso di un abbondante sacco sulle spalle. Tra poco queste sudate passeranno nel museo ideale dei ricordi; eppure qualche nostalgico le rimpiangerà e magari io sarò uno di quelli.
   Questo di Franscia sarà un forte e consolante taglio dato a tutti gli itinerari della zona: le famose sei ore della Marinelli che hanno fatto esitare tanta gente, prima che si accingessero all’impresa, saranno ridotte a quattro; le salite a Musella e alla Zoia saranno modeste passeggiate, anche se molto belle; così sarà per Campagneda, Prabello e Acquanegra: il vasto altopiano, dominato dall’alta piramide del bonario Scalino, che ha veduto finora vagare per i suoi sentieri poche comitive di gente di buon gusto e di buona gamba e d’inverno qualche sciatore di lungo corso sfrecciare giù dai suoi dossi. Tra poco saliranno in molti ad ammirare i panorami spaziati e gli accesi tramonti dietro il lontano Disgrazia.
   Si inizia dunque, o amici della Valmalenco, ed era tempo, un periodo di più ampio respiro, di aumentate possibilità di sane ricreazioni per la gente del piano e, speriamo, di maggiore benessere per le laboriose popolazioni della valle.

 

(da: “E’ arrivata l’ora della Valmalenco”, di Bruno Credano – in: “Valtellina e Valchiavenna” – Rassegna Economica della Provincia di Sondrio della CCIAA, n. 6/1949)

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