L’OCCHIO DI RAMPIKINO
Senza pietà.

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"Luca "Rampikino" Maspes apre in solitaria invernale "Senza Pietà" sugli oltre 3000 metri del Sasso Moro, nel Gruppo del Bernina. Ne nasce non soltanto una importante performance che senza dubbio è una delle migliori realizzate da alpinisti italiani negli ultimi tempi, ma anche un interessante racconto, merce di questi tempi abbastanza rara in tutti i campi della verticale…"

(dalla rivista PARETI – giugno 2003)

 

Spalla SW del Sasso Moro (3108 m) - gruppo del Bernina
SENZA PIETA'
Luca Maspes in solitaria invernale, 22 febbraio 2003
11 ore di scalata
Autoassicurazione su 3 lunghezze + tratti singoli con daisy chains
Sviluppo 1000 m
Dislivello 800 m
Diff. VI, 4+/5-, VI/VI+, misto
Nessuno spit in via, lasciati 3 chiodi da roccia

 

   Sabato 22 febbraio 2003: nella notte mi sono diretto verso la base della parete SE del Sasso Moro (3108 m), una parete che già avevo tentato altre due volte negli ultimi 6 anni per cercare di ripetere la via di ghiaccio di Duilio Costa e Luigi Agudio aperta nel 1984 e mai ripetuta a causa della difficoltà di trovare la parete in condizioni perfette (ghiaccio sufficiente, pericoli di slavine assenti). Solo sui basamenti rocciosi del muro ero riuscito negli anni scorsi a salire due brevi cascate-goulotte di 2/3 tiri ("Gorgia del Moro" e "Maspes-Lucini").
   Il mio obiettivo questa volta era di tracciare una nuova via nel lato sinistro della parete lungo una goulotte che in alto solca un muro roccioso verticale di 250 metri a cui si sommano i 400 metri di cascate e pendii ghiacciati per arrivarci (passando lungo la prima parte della via di Costa) e altri 200 metri di misto nella parte finale.

   Era un mese che "curavo" questa linea di ghiaccio e misto ma le condizioni perfette o quasi mai si presentavano. Necessitava un buon freddo costante ma anche che la neve si fosse ben scaricata lungo la pericolosa parete. Sabato sembrava il momento giusto. Avevo visto la via con l'amico Giovanni Ongaro ma purtroppo lui non poteva in quei giorni, quindi la decisione di andare da solo.

   Parto leggero, con una corda sottile da 7 mm per autoassicurarmi se si presenterà l'occasione, qualche chiodo e materiale da roccia (friends piccoli) e 3 viti da ghiaccio che poi non userò neanche. Ho attaccato all'alba lungo le prime cascate che presentano già muri e candele a 90° delicati, a causa del continuo e leggero afflusso d'acqua che rende il tutto un po' "instabile" (ghiaccio cariato). Dopo 2 ore ero nella zona del catino centrale della parete dove il lungo pendio mi ha portato sotto i muri rocciosi verticali dove saliva la fine goulotte ghiacciata. Da qui ho cominciato slegato lungo la prima sezione di ghiaccio con muri e fini goulotte che portavano sotto una striscia di ghiaccio più verticale. E qui sono cominciate anche le slavine e le cadute di ghiaccio.

   Durante il primo tiro autoassicurato, il più duro di ghiaccio della via (WI 4+/5-) la fine goulotte 100 metri più sopra è crollata sulla mia testa a causa dell'irraggiamento solare facendomi prendere un bello spavento e facendomi pensare anche di tornare a casa, anche se non so come sarei sceso da questa parete con la mia corda singola da 70 metri e i 5 chiodi da roccia che avevo con me. Più sopra, dopo un tratto più roccioso di V/VI, il tratto con la cascatella crollata mi ha fatto perdere ben 1 ora e mezza tentando in 3 punti di salire, prima due volte a dx poi decidendo di autoassicurarmi ancora (a causa di un'altra scarica di ghiaccio) e provando a sinistra lungo rocce poco ghiacciate.

 

   Alle 14.00 sono uscito dal muro roccioso e da qui è cominciata la salita del terreno misto superiore, lunghi pendii di neve inconsistente e poco ghiaccio alternati a fasce rocciose da superare con i ramponi ai piedi. I passaggi più difficili in roccia sono stati saliti in questa parte, con vari tratti di VI e anche VI+, superati autoassicurandomi "al volo" con una lunga longe e qualche friend. Particolarmente emozionante il superamento di una serie di rigonfiamenti nevosi che ho chiamato "funghi", incollati dal vento alle rocce e su cui bisognava procedere con estrema cautela, probabilmente uno di quei funghi era crollato ore prima quando ho avvistato le prime scariche lungo la via.
   Alle 17.00, dopo 11 ore di scalata, ero in cima alla spalla del Sasso Moro dove la via terminava, dopo 1000 metri di sviluppo, 800 di dislivello, e difficoltà valutate VI come impegno generale, 4+/5- in ghiaccio, VI/VI+ in roccia e tanto misto. In via sono stati lasciati 3 chiodi "ricordo". Dalla cima della spalla 4 ore di discesa notturna lungo un ammasso inconsistente di neve fresca, a tratti farinosa a tratti crostosa, il calvario della giornata in quanto ero fisicamente al limite...

 

   "Senza pietà" è la mia più difficile solitaria di questo genere e forse quella dove ho (mio malgrado, visto che non mi è mai piaciuto esaltare il rischio fine a se stesso) affrontato i più grossi pericoli oggettivi e tecnici. Del resto la parete è sempre pericolosa, esposta a meridione, carica di neve e con il ghiaccio che alle 8 di mattina prende il sole fino a pomeriggio inoltrato. Forse in una cordata da due persone avrei attaccato nelle ore notturne ma essendo da solo e scalando slegato per il 90% della via non ho potuto fare altrimenti, avevo bisogno di "vedere". Il giorno dopo la mia salita le cascate di ghiaccio della parte bassa sono già in parte crollate sotto l'effetto dei raggi solari...
   La nuova via è il coronamento e forse il termine di un mese e mezzo dedicato al ghiaccio e misto qui nelle Alpi Centrali, il "must" che racchiude tutte le precedenti esperienze a cui aggiungo il piacere e la forza per tentare la via nuova da solo e in inverno. E non in ultimo il coronamento del mio amore mai corrisposto prima per questa parete che pochi conoscono ma che per la sua effimerità (si scrive così?) invernale mi ha attratto dal primo giorno che l'ho vista.