|
Brullo e cupo, nero e selvaggio, quanti aggettivi si potrebbero
sprecare per questa possente montagna che pare difendere con la
sua tozza mole il gruppo del Bernina. Il Sasso Nero è uno dei
migliori belvederi della Valmalenco, quel punto ideale dove
tutto il massiccio montuoso può essere immortalato in una di
quelle lunghissime fotografie sponsorizzate dalle banche e che
spesso compaiono sui muri delle nostre case. Sasso Nero anche
come montagna degli altipiani, senza una vera vetta svettante e
ripida, come ognuno di noi ha nel proprio immaginario di una
“cima”. Dalla strada che sale alle dighe di Campo Moro,
negli ultimi tempi guardavo in lontananza il Vallone di
Scerscen, verso quel versante della montagna che mai era stato
descritto in nessuna guida e probabilmente era stato solo
“assaggiato” in certi suoi tratti da qualche cacciatore un
po’ alpinista. La parete Est, una complessa muraglia rocciosa
formata da pilastri di roccia nera, cenge sospese, inquietanti
anfratti e grossi massi. Nulla di particolarmente invitante per
l’arrampicatore tipo dell’anno duemila, ora alla ricerca del
puro piacere di scalare belle ed accessibili pareti su bella
roccia e con belle protezioni sicure. Andare al Sasso Nero dal
Vallone di Scerscen, su per quella paretona scura, voleva dire
tornare un po' indietro nel tempo ed allacciarsi così ad un
alpinismo che più classico non ce n'è. Per questo ho
faticato non poco a trovare un compagno di cordata che si
fidasse delle mie previsioni ottimistiche (“secondo me la
roccia è bella…”) e non poche volte pensavo di andarci da
solo, per assaporare in completa autonomia una giornata di vera
scoperta sulle montagne sopra casa. Alla fine, in extremis, è
bastata una telefonata a quell’instancabile del Roberto
Agnelli, eclettico arrampicatore a caccia di nuove esperienze:
“Sei libero domani? Prendi solo l’imbragatura, le tue
scarpette e il casco, il resto lo porto io. Ah, dimenticavo, un
martello in più non sarebbe di troppo…”.
Un
cappuccino alle 7.30 a Franscia, alle 8 scendiamo dall’auto a
Campo Moro e infine partiamo in una giornata tipicamente calda
come tutto il passato mese di agosto ci ha regalato. Oltre
l’Alpe Musella comincio a fantasticare ad alta voce su quello
che oggi ci verrà incontro. E’ per me la prima volta che
entro nel Vallone di Scerscen e l’aspettativa non viene delusa
dalla realtà. Un paesaggio brullo ma affascinante mi ricorda
tanto le vallate del lontano Pakistan, tutte scure e rocciose,
con il turbolento torrente che scorre nel fondo della valle.
Roberto è venuto qui spesso a caccia di genepy ma forse è la
prima volta che sbircia la parete che abbiamo sopra la nostra
testa, all’altezza delle vecchie miniere sul fondo del vallone
e poco dopo il primo ponte sul torrente. Individuata la linea più
elegante della parete, cominciamo a salire per terreno
sconosciuto lungo uno zoccolo roccioso che si alterna ad alcune
fasce erbose, senza legarci e mirando verso la base della nostra
ipotetica via di salita. Quando arriviamo alla base delle vere
rocce la scommessa con l’amico milanese che non voleva
seguirmi è già vinta: roccia bella, compatta, rossa e nera,
yes!
La
giornata va via lentamente mentre saliamo tiro dopo tiro tutta
questa via che ci stiamo inventando per ogni metro, in direzione
dell’invitante e più verticale torre sommitale che ci regalerà
un’arrampicata veramente estetica. Cinque ore più tardi
abbiamo lasciato la nostra traccia impressa nella roccia, una
invisibile linea che dedichiamo al “Magnan” (chiedere ai
valligiani il vero significato). Sulla vetta dell’anticima del
Sasso Nero lo sguardo sul Bernina viene presto distolto dal
sottostante Rifugio Marinelli, la nostra vera meta odierna che
raggiungeremo solo poco prima di cena, dopo 5 ore di saliscendi.
Una salita che mai è stata banale, con difficoltà di VI grado
e tratti più difficili che arrivano al VII, quindi un buon test
psico-fisico da superare con lo zaino e con i pochi chiodi che
avevamo con noi. Non c’è più nulla sulla parete, solo un
mozzicone di sigaretta all’ultima sosta sotto la vetta, unica
traccia del nostro silenzioso passaggio. La parete inviolata del
Sasso Nero, o meglio della sua cima meridionale, è ora là ad
attendere colui che vuole andare al di là di un alpinismo
“confezionato”. Solo chi ama un certo tipo di avventura potrà
godere il fatto di allontanarsi dai sentieri, dai chiodi, dalle
cime famose, dal sapere per forza dove bisogna andare… In
questo mondo dove tutto è “pronto per l’uso” e dove è
sempre più difficile perdersi, la parete del Sasso Nero ha un
profumo del tutto diverso, vecchio o nuovo sta a voi deciderlo.
Provare per credere, lo spazio non manca!
|