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In
Valmalenco…
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Me ne parlò per primo Michele Comi, guida alpina della valle e
compagno d’arrampicata nel mio vivere in Valmalenco. Un
boschetto pieno di massi rocciosi d’ogni forma e dimensione,
situato proprio alle porte del piccolo abitato di Spriana nella
bassa Valmalenco. Blocchi rotolati da chissà dove, ora adagiati
da centinaia d’anni sui terrazzamenti erbosi dietro la
chiesetta che guarda caso se ne sta anch’essa appollaiata su
un grosso masso, tra i primi visitati dagli arrampicatori ed ora
uno dei più frequentati. Insomma, un terreno di gioco
sufficientemente ampio per trascorrere qualche ora pomeridiana
d’arrampicata intesa come allenamento, creatività e
spensierato divertimento. Pian piano tutti i massi hanno preso
un proprio nome, anche quelli più bassi dove per riuscire ad
arrampicare occorre prima sedersi sull’erba e perdere così un
metro di roccia, che in questo caso vuol dire “guadagnare”
in lunghezza del passaggio. Si chiamano appunto “sit start”,
partenze da seduto, un’altra delle novità del
bouldering moderno, un modo per allungare la difficoltà
del passaggio e magari complicarsi un po’ di più la
vita con un innalzamento della difficoltà. A proteggere
la caduta (e il fondoschiena…) un bel materasso spesso e
pieghevole, chiamato crash pad e prodotto dalle numerose
ditte del settore che hanno fiutato l’importanza di
questa nuova moda giovanile. E per chiudere con il
materiale necessario ci mettiamo anche il compagno d’arrampicata,
che lascia la sua classica funzione di assicuratore con la
corda per diventare uno “spotter”, un paratore delle
cadute che deve usare sapientemente le braccia e scansarci
dai pericoli del terreno durante la fase del “volo”.
Tanta curiosità infine negli
sguardi della gente del luogo, di quella silenziosa Spriana, forse mai abituata
a vedere compagnie di giovani e meno giovani che si aggirano intorno a quei
massi mai presi in considerazione da nessuno… e oltretutto con quei materassi
sulla schiena a mò di zaino!
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Klem Loskot è un fortissimo
arrampicatore austriaco, specializzato nel bouldering e divenuto famoso tra gli
addetti ai lavori per la sua straordinaria forza. Quando passammo per la prima
volta sotto ad un bellissimo masso liscio, alto e strapiombante, un amico esclamò
“questo qui è un Loskot!”, riferito proprio alla difficoltà elevata che
lasciava presagire il grosso masso.
Da quel giorno tutti quelli
che venivano a scalare sui massi di Spriana cominciarono a metterci su le mani,
a tastare gli sfuggenti appigli di questo passaggio “impossibile”. Ore ed
ore di ragionamenti ed intuizioni sul “come” tenere quegli strani appigli,
ore ed ore a pulire dal muschio la parte alta del masso, con l’uso di una
scala a pioli e spazzoloni di ferro. Tantissime invece le ore e i giorni
dedicati ai tentativi per cercare di indovinare una sequenza di movimenti di cui
non si riusciva a trovare l’ambitissima soluzione.
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Tutto questo fino
all’ultimo mese dell’inverno appena terminato, quando le ideali temperature
del momento, né troppo caldo né troppo freddo, aiutavano la tenuta e
l’aderenza delle mani sui terribili “rotondi” di questo passaggio. Dopo
tre giorni di assedio, nel giro di mezz’ora il passaggio è risolto dal
bellanese Daniele Bernasconi, uno dei più assidui frequentatori dell’area,
seguito da Michele Comi e dal sottoscritto.
Tutti felici di aver
approfittato del “momento giusto” per portarsi a casa il più bel ricordo di
questi massi silenziosi. Per l’alpinismo la riuscita è la vetta, per il
bouldering possono bastare tre appigli per godersi il proprio successo
personale…
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La
cartina dei passaggi sui massi di Spriana è consultabile
sul sito:
www.go-mountain.com
(Alpi Centrali – Valmalenco – falesie/boulder)
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