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E’ un
fenomeno recente il Bouldering, termine inglese che traduce la
“scalata sui sassi”, o per dirla meglio una “riscoperta”
che si allaccia ad un più vecchio ramo dell’arrampicata su
roccia che ebbe in Valtellina le sue origini un quarto di secolo
fa. Nella seconda metà degli anni ’70 la vicina Val di Mello
vide all’opera un gruppo di giovani e rivoluzionari
arrampicatori che cercò di smontare tutta la dura “lotta con
l’alpe” dell’andare in montagna, a loro parere troppo
zeppa di sofferenza, fatica e pesante retorica al seguito. Un
nuovo “gioco” prese allora forma sulle più invitanti
placche rocciose ma soprattutto su quei tanti massi adagiati sul
fondo di quella magnifica valle. Si cominciò a scalare senza il
pensiero della vetta ad ogni costo, in calzoncini e maglietta su
pareti alte al massimo 3 o 4 metri, dove il rischio era limitato
ad un morbido salto sul prato alla base del passaggio. Pedule,
sacchetto del magnesio e via! Le paure dell’arrampicata
classica lasciavano spazio alla pura ricerca della difficoltà e
del divertimento.
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