L’OCCHIO DI RAMPIKINO
Golismo
(Seconda parte)
HOME DI SEZIONE   |   HOME RECENSIONI


torna alla prima parte...


Ghiaccerà?
Alberto Prina si interroga sulla prosecuzione del primo fiordo ghiacciato, Grotta del Cormor.


   Quest’inverno 2001/2002 senza neve ma anche sempre gelido fa nascere una sorta di scommessa tra i conoscitori di quel luogo nascosto nella montagna.

   Vado dentro con Bobi un pomeriggio a dare un’occhiata al laghetto di partenza, sinceramente già mezzo rassegnato al fatto di non vedere la cosa fattibile. Natura che smentisce… ed infatti la prima ricognizione invece fa sgranare gli occhi, aiutandomi a valutare che l’idea di ripercorrere il canyon al contrario è accettabile, soprattutto con la fortuna di ammirare il primo salto completamente ghiacciato.

 

Alberto e Luca sdraiati dove in estate si nuotava, primo fiordo della Grotta del Cormor.   Il 18 gennaio siamo in tre a provarci e come ogni bella avventura che si rispetti solo in tarda mattinata azioniamo i nostri pigri cavalli. Io e Jacopo Merizzi, uno di quelli che non si lascia sfuggire le scoperte più “folli”, ci ritroviamo a fantasticare su cosa potremmo incontrare di lì a poche ore. Alberto Prina, il terzo componente della squadriglia (e alla sua terza scalata su ghiaccio), tira fuori dall’imballaggio una nuova “ammiraglia” fiammante. E’ la canoa gonfiabile che ci porteremo per superare i laghetti non/poco ghiacciati ma che invece abbandoneremo un’ora più tardi, dopo aver capito che di acqua corrente ce ne sarebbe stata ben poca. Dopo più di tre ore di spicozzate, incertezze e stupore, quello che ne viene fuori è, al di là della difficoltà tecnica, una delle cascate di ghiaccio più incredibili e inusuali che si possono trovare sull’arco alpino. Una serie di salti di ghiaccio con difficoltà fino al grado 3/3+, budelli incassati oscuri, brevi goulotte sottili e curiosi passaggi boulder sui massi lisciati dall’acqua, tutto ciò che nei periodi freddi come questi diventa un percorso glaciale all’interno della montagna. E dimenticavo… da affrontare con la pila della frontale ben carica!

Ghiaccio ammorbidito dalle temperature relativamente miti della grotta...   Si ritorna pochi giorni dopo e questa volta insieme a me ci sono il locale Roberto “Bobi” Dioli, la camuna Emanuela Togni ed l’amico monzese Massimo Sala, il vero artefice della scoperta della grotta in versione estiva.

   Si scala il lungo tratto già salito, questa volta più leggeri e più rapidi visto che sappiamo dove andare e passare: “laghetto verde”, il primo salto di ghiaccio freddo e fragile, primo fiordo, il salto del “buco del c…” (uno strettissimo passaggio tra i massi dove è vietato essere più larghi del sottoscritto), secondo fiordo, il pozzo delle Marlboro con un tiro di cascata ammorbidito dalle temperature più miti che si hanno all’interno della grotta, i boulders, le goulotte sottili, l’”occhio di Saletta” e via dicendo fino alla “pozza circolare”, dove pochi giorni fa avevamo interrotto la salita per mancanza di tempo e stanchezza complessiva.  

Formazioni stalattitiche all’interno della Grotta del Cormor, incollate su pareti rocciose lisce e strapiombanti.


   Bobi parla poco ma anche Emanuela non scherza: già tipi non troppo espansivi, immagino ora che stanno vivendo questo viaggio nel silenzio e nell’irreale… Che non mi piace invece oggi di Massimo è che continua a ripetermi lungo il percorso tutte quelle storie sull’ipotermia e in quanti minuti si va al creatore in caso di bagno invernale... 
  
Pozza circolare atto secondo: nel buio completo, con una gradevole temperatura da “cantina” lo spettacolo illuminato dalle deboli pile si compone di una stalattite sottilissima di ghiaccio che non si sa dove va a finire, con l’acqua che sta cercando di demolirla nel corso dei giorni, e una pozza d’acqua sottostante che non è ghiacciata completamente e che mi ricordava le piacevoli sguazzate estive con la muta stagna. E’ quello che fortunatamente riesce ad evitare Massimo, impegnato nel tentativo di passare su quell’esile ghiaccio.

continua...