L’OCCHIO DI RAMPIKINO
Creste d'Autunno.

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Le creste, il profilo della montagna... (foto: L. Maspes)   Ogni tanto mi piace ricordare che cosa mi interessava dell'alpinismo quando ero piccolo: una vita un po' alternativa e folle, sfide "disumane", pareti impossibili e creste infinite che si perdevano nel cielo… Erano proprio queste lunghe creste delle montagne una delle cose che più mi affascinavano nell'immaginario dell'alpinismo, visto come un'attività concepita per "scoprire luoghi inaccessibili e sperduti". Così negli anni successivi all'inizio della mia attività in montagna, ricordando bene dal 1985 in poi, l'attrazione per le linee più belle di una cima non mi abbandonò mai. Anche oggi, quando mi trovo di fronte ai monti, quello che ricerca il mio occhio sono tutte le linee immaginarie che la natura ha saputo scolpire tra le rocce e i ghiacci di un ambiente maestoso. La cresta è la più bella ed elegante traiettoria per una cima, dove il cercare la via è fin troppo logico e semplice, dove basta seguire un filo per arrivare sulla cima. 
10 anni fa in inverno sul terreno misto della cresta della Sassa d'Entova. (foto L.Maspes) Oggi l'alpinismo del 2000 è indirizzato verso le pareti più lisce e strapiombanti, verso le vie estreme da inventare a suon di chiodi, magari illogiche e magari anche un po' troppo forzate. La cresta invece era stata un invito per gli alpinisti dei primi anni del '900, quando sulle montagne ancora pochi appassionati possedevano la capacità e la forza per andarci. Non esistendo ancora i mezzi per scalare le pareti della montagna, la cresta diventava l'obiettivo più importante per quei cacciatori di "prime ascensioni" dei primi anni del secolo scorso.
   Ma non tutte le creste sono sempre state così semplici, soprattutto quando esse sono di quelle che somigliano più ad uno spigolo verticale, ad una lunga lama tagliente. Ricordo nell'ultima spedizione in Pakistan, quando fui subito attratto al mio arrivo da una lunga cresta frastagliata di una montagna di quasi 6000 metri. 
Autoscatto sulla cima della Sassa d'Entova dopo una giornata autunnale lungo le creste di questa montagna. (foto L. Maspes)   Partimmo con l'idea di scalare il tutto in 2 giorni di scalata e invece ci ritrovammo in ritirata dopo 3 durissime giornate a due terzi della cresta, stanchissimi e senza più viveri, fregati da un'apparenza di "difficoltà medie" che invece si era tramutata in una delle più complesse ascensioni della nostra carriera…   Racconto delle creste perché proprio poche settimane fa mi trovavo su una di esse, una delle più lineari ed evidenti che si possono ammirare dalla bassa Valmalenco. In un periodo in cui si cerca di ritrovare l'allenamento estivo del camminare e del marciare nella neve, e ricomincia un'attrazione verso i monti che stanno assumendo pian piano la loro veste invernale, un giretto in quota sopra i 3000 metri è utile per ambientarsi in attesa di tanti altri progetti. Per questo carico lo zaino di tutto, dalle corde alle piccozze, dal materiale da ghiaccio a quello da roccia, tutto può servire in queste mezze stagioni.

Dalla cima della Sassa d'Entova, la cresta prosegue verso il Pizzo Malenco e il Tre Mogge. (foto L. Maspes)   Partito con l'obiettivo di andare a esplorare una parete di misto e ghiaccio nel sottogruppo montuoso del Pizzo Tre Mogge, mi ritrovo presto attratto dalla linea dello sperone Sud Ovest della Sassa d'Entova, quella lunga cresta che scende verso sinistra e si può individuare da tanti punti, anche salendo in auto lungo la Valmalenco. Una quasi "passeggiata" estiva che in presenza di neve e ghiaccio come la trovo ora può offrire un principio di alpinismo impegnativo, soprattutto oggi che sono in solitaria e con uno zaino bello carico. 
   Levataccia alle 5 di mattina e alle prime luci dell'alba mi trovo già al Rifugio Longoni, silenzioso e spento dopo una lunga stagione di passaggi di escursionisti. Qui abbandono la corda, tanto non mi sarebbe servita un gran chè su quella cresta che già avevo salito in inverno con un amico circa 10 anni fa. Due ore più tardi, sui primi passaggi rocciosi, mi accorgo però fin troppo impegnato con le difficoltà di una roccia ricoperta da una neve insidiosa, polverosa e poco ghiacciata, che mi obbliga a scalare senza ramponi ma con la piccozza in mano che pianto nelle rocce, nell'erba e nella terra... Un vero terreno misto, una giornata che come al solito, e come dovrebbero essere sempre in montagna, diventa una di quelle dove "stare all'occhio a non sbagliare!". Ci penso troppo tardi a questo ma riesco per fortuna a rimediare subito. Sto superando un caminetto roccioso spruzzato di neve farinosa quando uno scarpone mi scivola via dall'appoggio sulla roccia. Un colpo di reni provvidenziale e un bello spavento mi ricordano che da qui in poi è meglio pensare di essere su un'impegnativa ascensione e non su una cresta di "allenamento"…

Da sinistra: Pizzo Tre Mogge, Pizzo Malenco e Sassa d'Entova. (foto L. Maspes)

Da sinistra: Pizzo Tre Mogge, Pizzo Malenco e Sassa d'Entova. (foto L. Maspes)

   Mi fermo ogni mezz'ora, ad ammirare i panorami che mi trovo a destra e a sinistra del filo di cresta, uno dei vantaggi in questo genere di ascensioni. Seguendo il filo dello sperone e superando diversi tratti complicati dalle cattive condizioni (quelle che comunque mi sono andato a cercare), infastidito da un vento irregolare ma a tratti violento, sbuco dopo quasi 4 ore sulla cima della Sassa d'Entova, alle soglie dei 3400 metri. Non ho mai levato nessun indumento da quando sono partito, la giornata è fredda e a queste quote già si avvertono le condizioni climatiche dell'inverno imminente. Seguendo una solitaria traccia di sci, forse i primi scialpinisti della stagione, scendo sulla neve ventata e irregolare del Ghiacciaio di Scerscen Inferiore finché dopo mezz'ora raggiungo l'abbandonato Rifugio Entova-Scerscen. Più avanti, mentre traverso lungamente verso la Longoni con le gambe stanche, rivedo quel brullo profilo della cresta salita stamattina. Davanti a me tante altre di queste magiche linee stanno scomparendo nell'imbrunire del tramonto: classiche come la Cordamolla del Disgrazia o la Cresta Est della Kennedy, semisconosciute come la Cresta Gervasutti della Cima di Valbona oppure "immaginarie" come il pensare di cavalcare tutte queste montagne seguendo i contorni della loro forma. 
Potere delle creste, attrazione per i disegni delle montagne…
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