L’OCCHIO DI RAMPIKINO
Campo Moro, vecchie e nuove frontiere dell’arrampicata in Valmalenco.

(Seconda parte)

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Sull'ultimo tiro della difficile "Jihad" alla Parete della Diga. (foto C.Gianatti)  Dopo quel primo periodo l'opera esplorativa proseguì più a rilento fino ad arrivare agli anni '90 dove, in concomitanza dell'uscita della simpatica guida stampata "Magia Rossa" (Alessandro Reati e Marco Peduzzi), venne focalizzata la situazione arrampicatoria e le future possibilità rocciose dell'alta Val Lanterna. Nacquero ancora alcune linee avventurose, ora più tecniche e anche più ricercate, prevalentemente per opera di pochi arrampicatori affezionati al luogo (W.Strada e C.).

  Poi più nulla per diversi anni.
 Tanto da fare quindi, soprattutto visto in un'ottica moderna che agevolava la salita delle zone più compatte ed impegnative di queste pareti di serpentino.

Il triestino Paolo Pezzolato durante la prima salita di "Burning Manhattan" sulla Parete del freddo mattino. (foto L.Maspes)

  Nell'estate del 2001 ne approfitto e insieme a diversi compagni trascorro la seconda parte della stagione ad aprire ed attrezzare con solidi chiodi diversi itinerari che immediatamente vengono ripetuti da diverse cordate, stupite anch'esse delle grandi possibilità di sviluppo per la scalata a Campo Moro e Capo Gera. Si scala spesso a partire dalla tarda mattinata, beneficiando del sole che purtroppo illumina le pareti solo nel primo pomeriggio (questo forse l'unico neo di questa zona…).

  Con il giovane Norbert Parolini spendiamo giornate intere con il trapano attaccato all'imbragatura e a tarda sera siamo non poche volte esausti per il lavoro di "sistemazione" di questi itinerari: cercare, individuare la linea di salita, arrampicare e chiodare, pulire la roccia dall'erba e dai massi instabili… in poche parole immaginare il piacere che queste arrampicate potrebbero dare a chi ci seguirà. Quasi contemporaneamente anche la Guida Alpina Augusto Rossi, guardiano della diga e già chiodatore della frequentata palestra d'arrampicata situata tra i due laghi, si dedica ad attrezzare delle lunghe vie sulla parete più alta della zona, il Muro dei Misteri.  


Massimo Sala sale delicatamente i primi metri della lunga "Houston il futuro" al Pilastro della Diga. (foto L.Maspes)  Scalate disegnate non solo per noi ma anche e soprattutto per aprire il mondo delle arrampicate su vie di più lunghezze anche a chi non ha quel bagaglio d'esperienza per affrontare le stesse cose senza i chiodi un po' più vicini. Tiri lunghi al massimo 30 metri, in modo da poter ripetere le vie e calarsi in doppia con una singola corda da 60 metri, chiodi sistemati sempre prima dei passaggi più difficili, soste a prova di bomba…

  Un 2001 che alla fine conta una decina di nuove possibilità nella zona e un 2002 che promette ancor meglio, con l'aiuto del Comune di Lanzada che ha messo a disposizione i fondi per acquistare il materiale necessario (chiodi, anelli di calata ecc.). Nella stagione in corso stanno ancora nascendo le pareti e le vie per la rivalutazione di uno dei più affascinanti e tranquilli luoghi dove arrampicare in Valmalenco.



Una scelta di vie.

I disegni e le relazioni tecniche di alcuni itinerari sul sito www.go-mountain.com cliccando qui

Parete del freddo mattino
BURNING MANATTHAN
(5 lunghezze, diff. max 6b).
Il panciuto pilastro dove salivano “Le nuove curve di Marylin” si arricchisce con questo itinerario che dopo una prima parte su speroncini discontinui presenta un difficile tratto verticale che dà accesso alla più tranquilla placconata superiore.

Pilastro della Celesta
KABUL
(2 lunghezze, diff. max 5c/6a).
Due tiri di corda su placche compatte a 1 minuto dalla strada, piacevole itinerario per concludere una giornata imparando ad usare bene i piedi sul serpentino della zona.

Parete della Diga
THE SOUTH ASS (5 lunghezze, diff. max 6a).
La via più percorsa nell’estate 2001 in alta Val Lanterna. Tre minuti dall’auto e si attacca il pilastrino centrale della Parete della Diga, proprio sopra il parcheggio sotto il muro di Campo Gera. Bella arrampicata varia con brevi strapiombi, fessure e placche di ruvidissima roccia rossastra e nera.

Parete della Diga
JIHAD (5 lunghezze, diff. max 6c+).
E’ la più sostenuta e difficile via dell’estate, situata nei muri rossi strapiombanti del lato destro della parete. Arrampicata sempre molto tecnica con alcuni tratti atletici su fessure ad incastro e strapiombi ben appigliati.

Parete della Diga
DINGA (3 lunghezze, diff. max 6c).
Un piccolo gioiello dell’arrampicata in fessura e diedri, salita ad inizio estate 2002. Attrezzata solo nelle soste mentre sui tiri di corda ci si deve adeguatamente proteggere con friends e nuts. Arrampicata atletica e ad incastro nel primo e terzo tiro, più tecnica nel bellissimo diedro nero del secondo tiro.

Pilastro Triangolare
BOMA (3 lunghezze, difficoltà massima 5c).
Sale il pilastrino a sinistra del Muro dei Misteri, già percorso da una via di A.Reati e C. (“Piccolo Principe”), ed è la più abbordabile delle vie lunghe tracciate nell’estate 2001. Un primo ripido muretto poi belle placche in aderenza e arrampicata tecnica.

Muro dei Misteri
IL FUTURO E’ LA’ (9 lunghezze, diff. max 6c).
Un bel viaggio sui tre risalti rocciosi del grande Muro dei Misteri, poco oltre il muro della diga di Gera. Ben chiodata da Augusto Rossi, si sale per camini nerastri, placconate rosse, fessure e piccoli tetti (i passi difficili della via). Un mix dell’arrampicata sul serpentino.

Pilastro del lago
HOUSTON IL FUTURO (8 lunghezze, diff. max 6b).
Cento metri dopo la galleria del sentiero che porta in Val Poschiavina, la stradina scende leggermente costeggiando le rocce di un’alta parete di placche. La via attacca per un ostico muretto di rocce “talcose”, proseguendo poi per ruvide placconate e scontrandosi contro un muro verticale dove c’è il difficile passaggio chiave della salita. E’ una delle vie più ripetute ma alcuni si arrestano al passaggio duro della settima lunghezza.