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Arrivare a 2000 metri in auto, qualche minuto a piedi e
cominciare la scalata di compatte placconate di ottima roccia
alte fino a 350 metri. Una fortuna per la Valmalenco e i suoi
frequentatori quella di poter disporre di un terreno di gioco
estivo di comodo accesso, immerso in una bellissima cornice
ambientale e ricco di svariate possibilità per gli
arrampicatori che vengono in zona per scappare dalla calura
estiva. Un po’ penalizzata per le arrampicate invernali data
la mancanza di interessanti pareti di bassa quota, la Valmalenco
e la Val Lanterna si riscattano più avanti ed offrono un vasto
potenziale per arrampicare dalla tarda stagione primaverile fino
all’inizio di quella autunnale, finché la prima neve non fa
capolino sulle cime più basse del massiccio del Bernina.
Lo scorso anno, durante la mia prima estate “intera”
trascorsa navigando in queste valli, ho potuto rendermi conto
della grossa disponibilità di pareti rocciose da scoprire e da
riscoprire, sparpagliate nei dintorni dei laghi di Campo Moro e
Gera. Rocce che avevano vissuto solo nei confini dello sviluppo
dell’arrampicata, quello che avvenne principalmente
all’inizio degli anni ’80 se parliamo delle nostre zone;
pareti dove la tranquillità del luogo andava a braccetto con
una “tranquillità storica” che manteneva la sua
caratteristica anche in questi anni di marcata sportivizzazione
della nostra attività.
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Sui muri di rosso serpentino che affiancano i laghi a
meridione, non erano troppi i nomi di chi aveva
frequentato ed esplorato le linee più evidenti per
salire. I padroni di casa malenchi percorsero timidamente
le rocce più invitanti ed abbordabili a partire dal 1974:
Angelo Parolini, Celso Nana, Roberto “Bobi” Dioli, tra
i nomi più frequenti se sfogliamo il dettagliato e
minuzioso lavoro cartaceo chiamato “Arrampicate libere
in Valmalenco” (edito dal CAI Valmalenco ad inizio anni
'80 e compilato da Gianfranco Comi e Celso Nana).
I primi passi e le prime vie portano i nomi di "Tirotano",
"Via del Pollo", "Via Edelweiss",
"Diedro Kaia"
solo per citare le più significative. Difficoltà massime
intorno al V/VI grado, percorso da ricercare e chiodatura
quasi assente… una sorta di alpinismo delle grandi
pareti trasportato su strutture rocciose più comode e
meno ingaggiose. Erano appunto gli anni in cui
l’alpinismo stava conoscendo l’arrivo del free
climbing di bassa quota. |
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Poco tempo dopo ci fu anche la visita dei "Sassisti" della
Val di Mello, a quell'epoca a caccia di possibilità in ogni
angolo valtellinese per piacevoli e vie nuove in arrampicata
libera, l’esportazione dell’arrampicata per gioco nata nella
vicina Valmasino. Per mano di Giuseppe Miotti, Guido Merizzi e
Lodovico Mottarella nacquero alcuni itinerari che conobbero
anche un discreto successo in quegli anni e furono ripetuti
abbastanza frequentemente: "Confusione mentale",
"Fusione
rossa", "Il Filo dell’arcobaleno", "Rosso a metà" e
"Le nuove curve di Marylin".
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