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Programma 2002 "Festa dell'Alpeggio" |

SÌ, SUGLI ALPEGGI IL TEMPO SI E
FERMATO.
Gli
escursionisti, incontrando i malgari all'opera, possono condividere
antichi gesti, scoprire i segreti di una cultura secolare, assaggiare il
formaggio là dove nasce.
Lalpeggio, perpetrato nei secoli
sulle montagne lombarde, oggi che le dure equazioni economiche ne hanno stravolto gli
equilibri ambientali e umani è soprattutto uno spaccato della cultura montanara che va
estinguendosi. Immortalata in romanzi e film, lantica usanza comune a tutte le
popolazioni alpine di lasciare paese e famiglia a valle per accompagnare la mandria in
quota in cerca di erba fresca, ha scandito per secoli lesistenza mai facile delle
operose genti di montagna.
Lalpeggio è
sempre stato operazione impegnativa, non da tutti
Mesi di isolamento e duro lavoro,
alloggiati in umili capanne, in balìa del meteo, con la responsabilità del proprio e
dellaltrui bestiame, invocando una lattazione abbondante per poterne ricavare
formaggi da vendere. Mosso da esigenze di sopravvivenza, lalpeggio si è tuttavia
trasformato in un rituale, condito di piccoli gesti di saggezza o di propiziazione. E
anche ora che il progresso ha portato allo spopolamento dei nostri alpeggi, chi ancora vi
si dedica lo fa sì aiutato dagli strumenti di oggi, ma con la stessa passione di ieri. Ogni anno tra maggio e giugno si perpetua
la transumanza: dai maggenghi si sale agli alpeggi e quindi ai pascoli. Pastori e
mandriani chiamano a raccolta rispettivamente il gregge e la mandria, composti di propri e
altrui capi. Al "caricatore dalpe" così detto perché responsabile
di "caricare", ovvero sfruttare lalpe spettano lunghi mesi di
fatica e responsabilità. Sarà suo compito coordinare il lavoro dei mandriani, pagarli,
tenere la contabilità, pattuire con i proprietari del bestiame la ripartizione del
"bottino" di formaggi accumulato sullalpe.
Se un tempo lalpeggio era affidato
allesperienza e alla sensibilità dei malghesi, oggi le operazioni (che possono
comunque prescindere dal rapporto profondo tra il montanaro e la sua terra) sono state
razionalizzate e il sovrintendente allalpeggio deve possedere, pur a suo modo, vere
e proprie doti imprenditoriali. Lalpeggio è unazienda agricola in quota, la
cui particolare fisionomia non consente i grandi numeri di quelle di pianura.
Ecco perché, forti dellesperienza affinata nei secoli,
agricoltori e allevatori montani puntano sulla particolarità dei propri prodotti. Tanto
che oggi due formaggi di malga, dove il caglio si amalgama la tradizione, si vedono
riconosciuta la DOP (Denominazione di Origine Protetta). Le grandi aziende di pianura
possono vantare i volumi di produzione, ma a quelle poche forme di formaggio invidieranno
sempre laroma delle essenze brucate fresche.
Lalpeggio,
oggi più che mai, è una passione.
Facilitati dalla tecnologia che ha
portato in quota luce e mezzi moderni e dalla scienza che ha debellato insidiose malattie,
i malghesi dei giorni nostri remano faticosamente contro le regole di uneconomia che
favorisce le grandi produzioni. La soluzione è allora unire gli sforzi, condividere gli
oneri in nome di comuni intenti e vantaggi. Nascono così cooperative e consorzi, cui si
deve il recupero di un patrimonio sia culturale che ambientale. Decidere di continuare
lusanza della monticazione significa evitare che usi e pratiche antiche vadano
perdute. Non solo, lagricoltura e lallevamento daltura con le loro
specifiche esigenze di regolamentazione delle acque, forestazione, cura dei pascoli e
sistemazione dei suoli assumono una forte valenza ecologica.
Ancor oggi, dunque, verso la seconda
decade di giugno il malghese guida i capi lungo i sentieri che salgono i quota.
Lalpeggio solo in rari casi è di proprietà privata, molto più spesso è comunale
o di proprietà mista. Il monte viene affittato al malghese in proporzione al bestiame.
Lunità di misura, detta a seconda delle zone paga, vaccata o
erbata, è la porzione di pascolo necessaria ad alimentare nei tre mesi di alpeggio un
capo grosso bovino o 5-6 pecore adulte.
Lalpeggio è solitamente diviso in
stazioni, ovvero "fette" di pascolo attrezzate con baite per luomo e
tettoie o stalle per le bestie. I ricoveri per il bestiame sono concepiti come ripari
demergenza e per la notte, poiché una delle motivazioni principali che muovono
lallevatore alla transumanza, dopo naturalmente quelle di trovare nuovo foraggio una
volta esaurito quello nei prati a valle, è permettere agli animali di vivere allo stato
brado così da immagazzinare cibo ma anche energia per linverno. Pascolando in
libertà il bestiame si rigenera. Movendosi allinseguimento di ciuffi sempre nuovi
lanimale fa ginnastica, riattiva circolazione e muscoli, stimola le funzioni vitali
e potenzia il sistema immunitario. Si può dire insomma che accumula una scorta di salute
per quando riscenderà a valle.
Come in una sorta di
beauty-farm allaperto, dove il movimento si sposa a unalimentazione sana a
base derba fresca e ricca dessenze, greggi e mandrie si muovono dunque
macinando metri e metri di dislivello, man mano che il tappeto erboso si esaurisce.
Quando infatti tutta lerba di una
stazione è stata mangiata, è ora di passare alla successiva. I mandriani, raccolte
vettovaglie e strumenti del mestiere, si mettono in cammino al seguito del bestiame per
stabilirsi nelle prossime baite. Le casupole in pietra o legno, sparse qua e là lungo i
pendii, per tutta lestate saranno i loro alloggi ma anche piccoli caseifici
artigianali, dove dal latte aromatico nascono formaggelle e altre specialità. In alcune
zone le baite assumono architetture particolari. E il caso dei calécc orobici,
quattro mura senza tetto su cui il malgaro monta appositi teloni mobili. Oppure la téa di
Livigno, che riunisce in un unico edificio stalla, focolare per il formaggio e cameretta
per il riposo.
In ogni stazione vi è poi una casera, adibita alla stagionatura fino
allautunno dei formaggi lavorati in malga.
Raggiunti, solitamente verso la prima
decade di agosto, i pascoli più alti, tocca alla demonticazione: si riscende a valle
sulle orme dei propri zoccoli, giusto in tempo per razziare la tenera erbetta che nel
frattempo è ricresciuta nei prati. A fine settembre, mentre la prima neve spruzza già le
cime più alte, bovini e ovini ritemprati rientrano nelle stalle.
Ogni estate il rituale si ripete e
lalpeggio si ripopola, non solo di vecchie conoscenze (gli animali e i loro custodi)
ma anche di escursionisti che incontrando i malgari allopera hanno modo di entrare
nella tradizione, condividere antichi gesti, scoprire una cultura che si perde nella notte
dei tempi, assaggiare il formaggio là dove nasce
Escursionisti che tornati a valle
si scopriranno più consapevoli del valore concreto di accorgimenti sempre teorizzati,
come quello di non calpestare i prati o quello di non inquinare lacqua.
Tratto da "La rivista della
MONTAGNA di LOMBARDIA"
Collegio Guide Alpine della Lombardia
Direttore Responsabile: Ettore Togni
Redazione: Giorgio Cannì
Hanno Collaborato: Gianna Martinoli
Federica Zanin
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