prima parte seconda parte  -  terza parte

Una pietra che viene da lontano.
- Terza parte -


  
Fu un successo.
   Mentre le bancate false si bucavano quanto bastava per il passaggio, quelle buone venivano estratte nella massima estensione possibile; sia i lotti che il materiale di scarto, che non potevano trovare collocazione dietro i muri del bocchello, si traducevano agevolmente all'esterno mediante vagonetti scorrevoli su binari.
Antico cantiere di lavoro    Fu questa l'ultima innovazione veramente utile al Giovello.
   La richiesta di piode, dopo la stasi del secondo conflitto mondiale, ebbe un incremento eccezionale; i nostri commercianti e, direttamente, gli stessi produttori fecero conoscere le loro peculiari qualità ai tecnici e ai costruttori di paesi anche lontani che, constatati i pregi del materiale, lo vennero impiegando in edifici abitativi di grande importanza.
   Per affrettare lo scavo nella roccia falsa ed accelerare l'escavazione di quella buona si usarono anche esplosivi potenti, collocati in fori eseguiti con martelli ad aria compressa anziché con le tradizionali vanghe di ferro e i colpi di mazza.

   Le forti esplosioni e le vibrazioni resero così precaria la stabilità della roccia e del materiale di scarto accumulatosi all'interno delle numerosissime cave coltivate nel corso dei secoli. Le compagnie dei cavatori si assottigliarono sempre di più fino a che, una alla volta, si dissolsero ed il lavoro nel Giovello venne del tutto abbandonato.
  
Era l'anno 1987.
   Non per questo, tuttavia, è cessata la produzione delle piode. Essa continuò nelle cave della sponda opposta, sulla sinistra del torrente che, lungo il corso dei millenni, ha diviso in due l'unico grosso giacimento di serpentino scistoso. I suddetti cantieri, iniziati verso la fine del 1800, nel passato erano considerati di categoria inferiore a causa delle loro banche a parziale franapoggio. 
Preparazione manuale di un foro da mina.   Questi, infatti, presentavano un certo pericolo di franamenti, a differenza di quelli antichi che, data la loro giacitura, avevano le banche "sedute". La coltivazione delle "nuove" cave, a seguito degli accorgimenti adottati per la sicurezza del lavoro, si è mostrata assai proficua. Le ditte che eseguono l'escavazione assumono al lavoro, assieme a tanti altri, i lavoranti già esperti della sponda del Giovello. 
   Ora l'attività è condotta con mezzi e tecnologie moderni cosicché la produzione delle piode, tutta a cielo aperto, è fortemente facilitata. Con gli stessi mezzi e con i medesimi criteri vengono condotte anche le cave di più recente impianto: quelle degli Agnisci, delle Sellette e dell'Alpe Fora.
   Moderni macchinari sono installati anche nei numerosi laboratori artigianali, sorti presso i "giovelli" delle varie località in sostituzione delle antiche tettoie.
   Di tutto il ciclo degli antichi lavori manuali per la produzione delle piode sono rimasti la scissione dei lotti in lastre e la rifinitura dei bordi di queste.
   Dall'ultimo dopoguerra le piode hanno avuto una progressiva diffusione. Prima era nostro orgoglio vedere il bel tetto di esse su una villa di Milano, a qualche centinaia di metri dal Duomo.
  
Sembrava una grande conquista.
   Ora questi tetti fanno bella mostra di sé in tutti i Paesi d'Europa, le nostre piode hanno varcato i mari e sono approdate in tutti i Continenti. Dall'ultimo dopoguerra si è creata così una folta schiera di artigiani locali, i copritetti, specializzati nella posa in opera, del materiale lapideo, prima eseguita, ancora su strutture primordiali, da manodopera non qualificata.
   Questi artigiani, anche su indicazione dei tecnici della moderna edilizia, eseguono ora coperture di edifici su sottofondi attentamente studiati, con falde variamente strutturate comprendenti, all'occorrenza, parti curve e superfici fatte con piode sagomate allo scopo.
   Delle novità intervenute negli ultimi anni, e dei conseguenti benefici, non possiamo che essere soddisfatti.
   Oggi ci auguriamo che le nostre piode raggiungano altre mete e significativi primati nell'interesse della comunità tutta e per una sempre più proficua e concreta diffusione dell'immagine della Valmalenco.

ALCUNI ATTREZZI DA LAVORO:

prima parte seconda parte  -  terza parte

Tratto dal volume: "SERPENTINOSCISTO della Valmalenco"
Consorzio Artigiani Cavatori Valmalenco

Logo in Flash File