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In primo piano la Santa Natività fiorente di amore, di
serenità e di fraternità, accampata sotto una rude grotta dei
pastori, custodita e protetta dall’apparizione dell’angelo.
Per i bambini di allora il S. Natale
era il giorno più atteso ed ogni anno lo si viveva con tanta
emozione per la sua singolarità. Era vissuto in casa, in
un’atmosfera di tepore, raccolti con la famiglia a raccontare
favole, emozioni, avvenimenti dell’anno trascorso ed a gustare
e gioire del piccolo grande dono portato da Gesù Bambino,
costruito dai genitori con le materie più povere come una
bambola di pezza, un carretto o un triciclo di legno, un paio di
sci o dei semplici indumenti necessari per vestirsi, ma accolti
con viva animazione da far sprizzare calore, serenità e
ricchezza d’animo.
Il paesaggio rappresenta il centro di Chiesa com’era ai primi
di questo XX secolo, quando la tecnologia non aveva fatto ancora
la sua comparsa, se non un semplice carretto trainato dal
cavallo che solitario si muove lungo le vie del paese o una
lampadina elettrica da 5 watt messa a rischiarare
i locali e le vie più buie: ciò era già considerato
una sorta di magia.
Al centro del paesaggio è in
evidenza la prima Chiesa di Valle, la Chiesa Parrocchiale dei
SS. Giacomo e Filippo col suo campanile originario in stile
prebarocco, costruita ai primi del 1600 sui ruderi della vecchia
Chiesa Medioevale. In lontananza la contrada di Montini, in alto
il paesino di Primolo e sullo sfondo le montagne del Monte
Braccia, Tramoggia e Monte Motta.
Attorno al più vecchio insediamento del paese si trovavano
tutte le principali istituzioni: religiose, scolastiche, uffici
del comune e della posta, i carabinieri e il primo albergo della
Valmalenco. Il rione è diviso dal torrente Secchione “Ciciù”,
le cui acque per secoli hanno alimentato torni per la tornitura
della pietra ollare, mulini, magli e segherie che si sono resi
utili all’economia del paese. Questo artigianato era parte
integrante di un’attività prevalentemente contadina, che da
secoli si tramandò da padre in figlio. Contadini che divennero
sempre più esperti conservatori del territorio trasformando
l’ambiente in un giardino in armonia con la natura, traendone
da essa non solo i frutti per la sopravvivenza, ma i più
profondi insegnamenti maturati nei secoli attraverso i loro
sacrifici.

Umili lavoratori che si sporcarono con la materia senza alcuna
pretesa e senza che nessuno parlasse di loro, ma certamente si
rivelarono e si riveleranno anche in futuro le persone più
utili alla salvaguardia dell’ambiente montano.Vissero una vita
libera, indipendente, ma in comune avevano lo spirito, si
aiutavano sia nel lavoro che nel tempo libero, raccolti erano
nella fede, nelle malattie, nelle disgrazie. Usufruivano degli
stessi servizi; ai lavatoi le lavandaie mentre facevano il
bucato amavano raccontare passioni, avvenimenti futili o meno,
notizie curiose che si spargevano rapidamente in quel
pettegolezzo paesano che ha integrato la storia della realtà
quotidiana, vissuta tranquillamente tessendo il presente senza
trascurare il passato.

Ora il progresso di accelerazione degli
eventi riduce via via la coscienza del già vissuto, vivendo
sempre meno il presente, causando progressivamente la morte del
passato.
Così l’uomo si priva di riferimenti e di confronti vagando
nel futuro al di là di quel vuoto, a sopravvivere senza orme di
sé, avido solo del domani e inerte perde la propria identità.
Auguriamoci che questo messaggio natalizio illuminato
dall’innocenza, non vaghi nel vuoto ma sia portatore di vero
amore, per avere la forza di dire ai potenti del mondo
consumista di rallentare la corsa all’avidità, per avere
ancora il tempo di riflettere e per ridare a noi il giusto
spazio della vita.
Chiesa Valmalenco
Allestito nella Cripta dell’altar maggiore del
Santuario Madonna degli Alpini
(entrata nel retro)
Orario Visite: Tutti i giorni fino al 30
gennaio
dalle ore 10.00 alle ore 12.00 e dalle ore 15.00 alle ore 19.00
Per informazioni
:
Tel.0342/45.11.50
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