CINQUANT’ANNI DI STORIA POPOLARE 
VISSUTA DA UN ARTIGIANO 
CHE VIDE CRESCERE SU UN TERRENO ERTO E AVARO 
I SUOI FRUTTI, I SUOI ANIMALI, LA SUA GENTE.

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  La Valmalenco, dove sono nato e cresciuto in compagnia delle sue bellezze naturali, è stata per me una palestra di addestramento, dove scoprire ogni giorno nuovi angoli di ombra e luce, di vita e dove poter dare sfogo alla mia fantasia, traendone sempre grandi emozioni. Io, piccolo viandante, avevo la presunzione di godermi pienamente quel luogo, assaporando quotidianamente il profumo delle sue essenze naturali. “Anche stando fermi, quando avrai scoperto il tuo io, è il tuo mondo”.

  Tra le molteplici ricchezze un posto d’eccezione merita l’umiltà, la semplicità e la laboriosità dei Malenchi. Sono loro i protagonisti della nostra storia con usi, tradizioni e testimonianze di vita. La cultura montana di questa nostra gente nasce dalle più svariate esperienze acquisite dalla realtà quotidiana e dalla natura che è maestra di vita. Era un continuo seminare di colture diverse per il sostentamento, nonostante le amenità della valle. Pratica e teorie lavorative si sviluppavano in armonia mediante il silenzioso lavoro della gente. Spirito di fede e di speranza permeavano del resto l’intero cammino esistenziale. La gente era consapevole del fatto che il futuro non avrebbe garantito alcuna certezza, quindi con grande saggezza e responsabilità prendevano tutto ciò che il destino aveva loro riservato.

  Intere famiglie si univano pertanto nelle sofferenze, nel sacrificio, nella malattia, nella miseria, nel lavoro e nello svago. Proprio quella gente usava tramandare di padre in figlio storie legate alla tradizione, detti, proverbi, aneddoti, filastrocche, giochi, canti, balli che andarono a formare un nutrito patrimonio culturale. In questo modo gli uomini sono cresciuti sobri e saggi, radicati e saldi nelle proprie idee. Da questa stirpe ormai in estinzione ho tratto queste mie semplici riflessioni, raccogliendo testimonianze di un passato che non tornerà più ma che da un punto di vista umano probabilmente rimpiangeremo. “Addio, te ne vai in silenzio verso il fracasso e il frastuono quotidiano, senza lasciare traccia, quasi non avesse più scopo fino a seporla, addio è finita un’epoca, il paese si è modernizzato”.

  Così mi sono sentito in dovere di testimoniare una piccola frazione di passato che con troppa facilità abbiamo dimenticato e cancellato, facendo piazza pulita di una cultura collaudata attraverso i secoli per rincorrere il nuovo già vecchio di sera.

  Per tutte le persone che si sono rese disponibili a collaborare portando testimonianze di vita vissuta e che mi sono state indispensabili nella stesura di questa ricerca, riservo una grande stima e in questa sede ringrazio di cuore per essere stati per me principalmente maestri di vita. A loro dedico queste parole di G. D’Annunzio: “Io ho quel che ho donato, solo quello resiste nel tempo”.


tratto da "Polvere Verde" di Silvio Gaggi             

 
 
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