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La Chiesa di San Giacomo.
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Ai Prati della Rovina . -
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La chiesa di San Giacomo, di cui si è già detto, fu costruita in stile romanico dalla potente famiglia dei De Capitaneo nel secolo XII e per ben tre secoli rimase l'unica chiesetta cattolica dove i valligiani si recavano per le funzioni.
Si è anche già accennato che la chiesa fu distrutta da una frana nel 1579 che sotterrò anche la contrada di "Cassoni" e un'altra più piccola chiamata
Negroni, ed alcuni abitanti. Si può aggiungere che fra questi vi furono anche due sposini che si stavano riparando sotto il
"Sas di Nan", che si estendeva dalla casa Zerzi fino alla casa
Ferrari. L'anello della sposa fu ritrovato nel 1911 da Angelo
Cabello, nonno di Luigi durante i lavori di demolizione della stalla e si infilò casualmente nella punta del piccone.
Circa la ricostruzione della chiesa entriamo un po' più nei particolari.
Sulle fondamenta della vecchia chiesa ne venne dunque eretta una nuova anche se, come disse il prete
Tuana, venne ricostruita goffamente, senza alcun rispetto delle regole architettoniche. Solo il 28 agosto 1644 il parroco Rev. S. Rusca O. Carlo di Bedano - Lugano, depose e benedisse la prima pietra di una nuova chiesa di architettura prebarocca impiegando solo due anni per la muratura e il tetto. Subito dopo vennero eretti anche la sacrestia e il campanile, costruito in tre fasi, la seconda nel 1841 e l'ultima, quella attuale, nel 1925 non più in stile barocco bensì gotico. Le pitture, gli affreschi e gli stucchi vennero eseguiti da buoni artisti tra il 1652 e il 1665. Domenico Stella fu autore di varie opere tra cui la pala dell'altare maggiore e quella di S. Antonio e degli affreschi laterali, compreso quello della Madonna del Rosario. La pala è del pittore valtellinese Francesco Piatti, eseguita nel 1670 circa, di ottima fattura artistica. Gli stucchi statuari e decorativi in stile prebarocco sono stati eseguiti dal maestro Galeazzo Riva nel 1660. Di grande pregio artistico sono le 14 tele della Via Crucis dei pittori
Ligari, eseguite alla metà del XVIII secolo. Pietro Ligari, uno dei più valenti pittori dell'epoca, conosciuto come il Tiepolo Valtellinese, dipinse la prima e l'ultima stazione. Alla sua morte continuò il lavoro il figlio Cesare. Anche le cornici sono degli stessi
Ligari. Dette tele, dopo un attento restauro, vennero nel 1997 trasferite nel Santuario della Madonna degli Alpini.
Il coro dell'altar maggiore col pulpito e i confessionali sono in legno di noce, eseguiti dallo scultore tirolese Giovanni Smitz nel 1693. Si tratta di opere armoniche, scolpite con un'alta professionalità in puro stile prebarocco.
Un'altra buona opera d'intaglio, di cui non si conosce l'autore, è la bussola dell'entrata principale. Uniche sono le statue in legno di larice di scuola ligariana esposte nelle nicchie sulla facciata della chiesa raffiguranti la Madonna con i Santi Giacomo e Filippo. Ora le statue sono state sistemate all'interno per salvaguardarle dagli effetti negativi degli agenti atmosferici.
Il battistero è un'altra opera in legno di altissimo pregio artistico dello stesso stile con influenze rinascimentali, datato 1612 e protetto da una cancellata in ferro battuto dell'epoca, eseguito dai nostri fabbri.
La pavimentazione venne eseguita nel 1656 con lastroni di serpentino naturale, ricoperta da mattonelle di graniglia nel 1896. Nel 1880 alcune decorazioni subirono un restauro da parte del pittore Franco Verda di Grifone in canton Ticino, il quale, arbitrariamente, intonacò alcuni originali affreschi dello Stella per sovrapporne degli altri di propria mano. Fortunatamente non li distrusse ma si limitò a ricoprirli di colore. Solo nel giugno 1961, durante i lavori di pulitura generale della chiesa, il monaco Piero Bagiolo e il prete Don Gino Menghi riuscirono a riportare alla luce tutti gli affreschi originali attorno alla cappella della Madonna del Rosario.
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